Non libera chiesa in libero stato?

24 MAR 09
Ultimo aggiornamento: 04:33 | 19 AGO 20
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Archiviate le inconsistenti polemiche sulle sacrosante dichiarazioni del Papa, è il caso di discutere serenamente, non tanto sull’efficacia del profilattico (che aldilà di obiezioni etiche ed estetiche resta un presidio efficacissimo) quanto sulla questione che ha sollevato la Signora Di Ferdinando, il cui bel commento condivido nel merito ma non nella conclusione, ottimamente sintetizzata nel titolo.Escluso che le obiezioni, per quanto astruse, alle parole del Papa valgano a dimostrare che nel nostro Paese la Chiesa non sia libera di esprimere la propria posizione, mi chiedo su quale presupposto si fondi una tesi di questo tipo.Trovo strumentali ma non arbitrarie le polemiche sui privilegi (recente la questione sull’ICI per gli immobili) che il nostro ordinamento concede al Vaticano.In astratto i privilegi basterebbero a dimostrare che la Chiesa Cattolica, più che libera, è addirittura prediletta rispetto ad altre confessioni religiose, il che evidentemente contrasta con il principio (di uguaglianza e) della laicità dello stato e porta semmai alla conclusione opposta a quella cui giunge la Sig. Di Ferdinando.Per contro questi privilegi hanno di fatto una loro giustificazione nella nostra tradizione culturale e nell’intensa e meritoria attività sociale (basti pensare al ruolo svolto dalle parrocchie) che la Chiesa svolge instancabile sul territorio.In conclusione, non vedo ragioni formali o sostanziali che giustifichino il timore di una Chiesa censurata. Che poi il suo messaggio possa risultare indigesto, oggi più di ieri, non sorprende, ma è un’altra faccenda.Se però il laicismo si risolve spesso in anticlericalismo di bassa lega, per parte vostra, cattolici (e Langone su tutti), evitate le tentazioni del paralogismo (es. “il preservativo si può rompere e quindi è inutile”)Qualcuno si potrebbe confondere e commisurare la bontà della causa a quella degli argomenti che la sostengono.